Data di Pubblicazione:
1997
Abstract:
Una delle attività che maggiormente suscitano interesse nell’ambito della Comunità Europea, in tutti i settori scientifici tecnici e commerciali, è stabilire standard che rendano possibile lo scambio di dati e di informazioni tra i vari Paesi. La standardizzazione a livello italiano e internazionale è ancora un problema non risolto che richiede da parte di tutti enormi sforzi di coordinamento, di adattamento e di capacità per trovare soluzioni nuove ed efficaci.
In particolare per la realtà italiana, per quanto attiene il settore della cartografia numerica e dei sistemi informativi territoriali, fatta eccezione per l’adozione del sistema NTF da parte del Catasto, il problema della standardizzazione non è mai stato affrontato in modo sistematico.
Vi è però una fortuna: talvolta, anche in assenza di una azione sistematica volta stabilire degli standard partendo da presupposti tecnici e da una visione generale e globale dei problemi, questi standard si creano di fatto , per leggi di mercato che in un certo modo suppliscono a lacune di impostazione generale che dovrebbero essere proprie di Enti super partes.
Quando è iniziata la produzione della cartografia in forma numerica, e cioè negli anni ’80, in Italia sono state molto attive e detenevano una percentuale del mercato molto ampia due ditte produttrici di strumenti: la OMI e la GALILEO. In particolare la GALILEO in quegli anni ha prodotto uno strumento il DIGICART, prima a due controlli, poi a quattro controlli, che ha trovato e ha attualmente larga diffusione presso le ditte italiane di fotogrammetria.
Questi strumenti, per la gestione della cartografia numerica, sia in fase di acquisizione, sia poi anche in fase di sua utilizzazione da parte di software dedicati per l’editing e la visualizzazione, utilizzano un formato dei dati che, stante la larga diffusione del prodotto, è di fatto è diventato uno standard nel settore della produzione della cartografia.
Dire che un formato è idoneo alla fase di produzione della cartografia in forma numerica, e può essere considerato per essa uno standard, non implica necessariamente che tale formato sia altrettanto ottimale per la sua gestione nell’ambito dei sistemi di sistemi informativi, poiché differenti sonoi problemi di gestione della cartografia numerica in sede di produzione e in sede di utilizzo da parte dell’utente finale.
Nella fase di produzione conviene utilizzare software quanto più generali e non è corretto porre il problema di fornire un prodotto già direttamente fruibile dai sistemi in possesso dell’Utenza.
L’utente finale infatti potrà usare la cartografia numerica nell’ambito di sistemi che potranno essere molto diversi, per tipo di schematizzazione concettuale e per potenza di calcolo ad essi necessaria: potranno essere sistemi descrittivi o gestionali, che potranno essere operativi su sistemi di grande potenza o su modesti personal computer.
Si tratterà sempre però di software non dedicati alla gestione della cartografia numerica in sé e per sé, ma che vedono la cartografia numerica come riferimento spaziale a cui riferire informazioni di tipo descrittivo, utili poi per gli scopi più vari e diversificati di pianificazione, di progettazione o di gestione di servizi.
E’ improprio per questo richiedere alle società fotogrammetriche di essere attrezzate per produrre cartografia numerica strutturata secondo formati di volta in volta diversi, così da poter essere importata direttamente da tutti gli innumerevoli software che sono oggi sul mercato e che possono essere in dotazione dei diversi possibili utenti finali.
La via maestra sarebbe stata quella di adottare una volta per tutte un formato di trasferimento della cartografia numerica dalla p
In particolare per la realtà italiana, per quanto attiene il settore della cartografia numerica e dei sistemi informativi territoriali, fatta eccezione per l’adozione del sistema NTF da parte del Catasto, il problema della standardizzazione non è mai stato affrontato in modo sistematico.
Vi è però una fortuna: talvolta, anche in assenza di una azione sistematica volta stabilire degli standard partendo da presupposti tecnici e da una visione generale e globale dei problemi, questi standard si creano di fatto , per leggi di mercato che in un certo modo suppliscono a lacune di impostazione generale che dovrebbero essere proprie di Enti super partes.
Quando è iniziata la produzione della cartografia in forma numerica, e cioè negli anni ’80, in Italia sono state molto attive e detenevano una percentuale del mercato molto ampia due ditte produttrici di strumenti: la OMI e la GALILEO. In particolare la GALILEO in quegli anni ha prodotto uno strumento il DIGICART, prima a due controlli, poi a quattro controlli, che ha trovato e ha attualmente larga diffusione presso le ditte italiane di fotogrammetria.
Questi strumenti, per la gestione della cartografia numerica, sia in fase di acquisizione, sia poi anche in fase di sua utilizzazione da parte di software dedicati per l’editing e la visualizzazione, utilizzano un formato dei dati che, stante la larga diffusione del prodotto, è di fatto è diventato uno standard nel settore della produzione della cartografia.
Dire che un formato è idoneo alla fase di produzione della cartografia in forma numerica, e può essere considerato per essa uno standard, non implica necessariamente che tale formato sia altrettanto ottimale per la sua gestione nell’ambito dei sistemi di sistemi informativi, poiché differenti sonoi problemi di gestione della cartografia numerica in sede di produzione e in sede di utilizzo da parte dell’utente finale.
Nella fase di produzione conviene utilizzare software quanto più generali e non è corretto porre il problema di fornire un prodotto già direttamente fruibile dai sistemi in possesso dell’Utenza.
L’utente finale infatti potrà usare la cartografia numerica nell’ambito di sistemi che potranno essere molto diversi, per tipo di schematizzazione concettuale e per potenza di calcolo ad essi necessaria: potranno essere sistemi descrittivi o gestionali, che potranno essere operativi su sistemi di grande potenza o su modesti personal computer.
Si tratterà sempre però di software non dedicati alla gestione della cartografia numerica in sé e per sé, ma che vedono la cartografia numerica come riferimento spaziale a cui riferire informazioni di tipo descrittivo, utili poi per gli scopi più vari e diversificati di pianificazione, di progettazione o di gestione di servizi.
E’ improprio per questo richiedere alle società fotogrammetriche di essere attrezzate per produrre cartografia numerica strutturata secondo formati di volta in volta diversi, così da poter essere importata direttamente da tutti gli innumerevoli software che sono oggi sul mercato e che possono essere in dotazione dei diversi possibili utenti finali.
La via maestra sarebbe stata quella di adottare una volta per tutte un formato di trasferimento della cartografia numerica dalla p
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
digital cartography; standard di trasferimento; cad
Elenco autori:
Spalla, Anna
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