Data di Pubblicazione:
2009
Abstract:
Fino ad oggi, il Governo centrale e gli organismi sovranazionali hanno avuto un ruolo-chiave nel settore della tassazione ambientale.
La riforma degli anni ’70 ha impresso all’asse del sistema fiscale una rotazione in senso marcatamente centralistico: la prevalenza della “scala” nazionale sulla “scala” regionale e locale si è espressa – fino all’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione – come “eterodirezione” delle politiche fiscali per l’ambiente, con margini di manovra limitati per gli enti territoriali.
Il federalismo fiscale può favorire lo sviluppo di autonome forme di imposizione fiscale ambientale.
Questo saggio descrive, in primo luogo, la classificazione dei tributi ambientali.
Viene poi ipotizzato il passaggio a forme di imposizione reale – un’imposizione “sulle cose” – che possono essere il mezzo per realizzare e indirizzare le scelte sull’ambiente. Nell’epoca della globalizzazione, il fenomeno della ricchezza “senza Stato”, che fuoriesce dai confini nazionali, richiede la ricerca di nuovi “punti di pressione” fiscale, con un forte baricentro territoriale.
Vengono quindi esaminate le differenti forme di imposizione ambientale “sub-nazionale”, anche nella prospettiva del principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.) e dei principi introdotti dalla legge n. 42/2009.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Fiscal federalism; Environmental taxation; Italian tax system
Elenco autori:
Cipollina, Silvia
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