Data di Pubblicazione:
2018
Abstract:
"Che lo Stato italiano soffra di una debole legittimazione è segnalato
già nei primi decenni postunitari dai molteplici 'processi al Risorgimento'
e, poi, dalla crisi del sistema liberale e dall’avvento del fascismo. Per non
dire di un carattere strutturale di lungo periodo (nonché potente discorso
pubblico) che concerne gli squilibri territoriali del paese, cioè la questione
meridionale. In questa ottica problematica, Mario De Prospo indaga la
figura di Guido Dorso, concentrandosi sulla sua produzione tra gli anni
Dieci e gli anni Venti del Novecento e analizzandone il ruolo di influente
osservatore della crisi del regime liberale e dell’avvento della dittatura.
Pur vivendo in una realtà periferica come Avellino, Dorso riesce infatti ad
avere una parte nel dibattito intellettuale italiano, in particolare grazie alla
collaborazione con «La Rivoluzione Liberale» di Piero Gobetti. La sua
lettura del problema meridionale è tutta in chiave nazionale, e s’intreccia
strettamente al topos dei limiti di legittimazione dello Stato italiano. De
Prospo ricorda come nel 1924, sulle colonne della «Rivoluzione Liberale»,
di cui è diventato autorevole collaboratore, Dorso commenti i processi di
polarizzazione politica in corso in Italia e in Germania. Rilevando che si
tratta dei paesi nei quali lo Stato appare particolarmente debole e le libertà
politiche non godono della necessaria fiducia da parte delle stesse borghesie
nazionali. Il punto è perciò la delegittimazione dello Stato. Nell’Appello ai
meridionali, Dorso ripercorrerà in termini critici lo state-building italiano.
Già nel periodo prefascista, scrive nel 1925, non sarebbe stato impossibile
cogliere gli esiti della crisi dello Stato, poiché il prefascismo contiene tutti i
germi del fascismo. Se il fascismo è stato possibile, rileva Dorso, è perché,
messi di fronte alla sua ascesa, «i poteri costituzionali hanno abdicato alla
loro funzione». La lunga delegittimazione del Risorgimento e dello Stato
postunitario, fa intendere De Prospo, si riverbera nel giudizio sul fascismo.
Non certo al punto da assolverlo, ma facendone l’effetto puro e semplice
del fallimento liberale. Un’amara lettura storica, nella quale, naturalmente,
gioca una grossa parte la prospettiva meridionalista. Perché naturalmente,
secondo Dorso, qualità dello Stato e questione meridionale sono tutt’uno.
È nel Mezzogiorno e nella cultura politica meridionale che cova l’onda
lunga della delegittimazione dello Stato liberale " (dall'Introduzione di Paolo Macry e Luigi Masella, p. 11)
già nei primi decenni postunitari dai molteplici 'processi al Risorgimento'
e, poi, dalla crisi del sistema liberale e dall’avvento del fascismo. Per non
dire di un carattere strutturale di lungo periodo (nonché potente discorso
pubblico) che concerne gli squilibri territoriali del paese, cioè la questione
meridionale. In questa ottica problematica, Mario De Prospo indaga la
figura di Guido Dorso, concentrandosi sulla sua produzione tra gli anni
Dieci e gli anni Venti del Novecento e analizzandone il ruolo di influente
osservatore della crisi del regime liberale e dell’avvento della dittatura.
Pur vivendo in una realtà periferica come Avellino, Dorso riesce infatti ad
avere una parte nel dibattito intellettuale italiano, in particolare grazie alla
collaborazione con «La Rivoluzione Liberale» di Piero Gobetti. La sua
lettura del problema meridionale è tutta in chiave nazionale, e s’intreccia
strettamente al topos dei limiti di legittimazione dello Stato italiano. De
Prospo ricorda come nel 1924, sulle colonne della «Rivoluzione Liberale»,
di cui è diventato autorevole collaboratore, Dorso commenti i processi di
polarizzazione politica in corso in Italia e in Germania. Rilevando che si
tratta dei paesi nei quali lo Stato appare particolarmente debole e le libertà
politiche non godono della necessaria fiducia da parte delle stesse borghesie
nazionali. Il punto è perciò la delegittimazione dello Stato. Nell’Appello ai
meridionali, Dorso ripercorrerà in termini critici lo state-building italiano.
Già nel periodo prefascista, scrive nel 1925, non sarebbe stato impossibile
cogliere gli esiti della crisi dello Stato, poiché il prefascismo contiene tutti i
germi del fascismo. Se il fascismo è stato possibile, rileva Dorso, è perché,
messi di fronte alla sua ascesa, «i poteri costituzionali hanno abdicato alla
loro funzione». La lunga delegittimazione del Risorgimento e dello Stato
postunitario, fa intendere De Prospo, si riverbera nel giudizio sul fascismo.
Non certo al punto da assolverlo, ma facendone l’effetto puro e semplice
del fallimento liberale. Un’amara lettura storica, nella quale, naturalmente,
gioca una grossa parte la prospettiva meridionalista. Perché naturalmente,
secondo Dorso, qualità dello Stato e questione meridionale sono tutt’uno.
È nel Mezzogiorno e nella cultura politica meridionale che cova l’onda
lunga della delegittimazione dello Stato liberale " (dall'Introduzione di Paolo Macry e Luigi Masella, p. 11)
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Storia degli intellettuali e delle idee; Meridionalismo; Storia italiana del Novecento
Elenco autori:
De Prospo, M
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
La delegittimazione politica nell’età contemporanea. 5. La costruzione del nemico in Europa fra Otto e Novecento