Publication Date:
2025
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Il libro rappresenta la prima autentica biografia di Lucio Fontana, in cui vita e arte, indissolubili, sono indagate con acribia scientifica, attenzione filologica ai dati storici e linearità narrativa.
L’immaginazione di un’ “altra” realtà, artistica, sociale e culturale, è una motivazione alla base delle scelte di Fontana e l’ “oltre”, ha molteplici significati: è l’incognita o la dimensione dell’utopia, percorribile grazie a un atto di libertà.
Nell’adolescente fu la spinta a immaginare un ruolo differente da quello dello studente di buona famiglia per arruolarsi volontario, ragazzo del ’99, nella Prima Guerra Mondiale. Forse solo per dimostrare al padre di avere coraggio ed eroismo, fede in un ideale. Ma è la stessa spinta che negli anni Venti lo ha motivato, per reazione alla vita militare, a lasciare temporaneamente l’Italia per tornare in Argentina, dove era nato, immaginando un futuro diverso: una fuga dalla famiglia paterna e dalle convenzioni sociali per decomprimere, come gaucho nella Pampa, le atrocità a cui aveva dovuto assistere in Italia. L’ “oltre” si configurò come vita allo stato brado a contatto con l’assoluto della Pampa e con gli elementi.
Rompere gli schemi di una convenzione è sempre stato il mezzo di cui si è servito per raggiungere uno stato di libertà, non per puro gusto di contrapposizione nei confronti dei limiti imposti, ma come una strada da percorre per necessità: quando ha scoperto la sua vena creativa e immaginato il suo ruolo di artista non lo ha fatto per compiacere ai desideri del padre, ma per seguire l’ istinto che lo portava a immaginare una “possibilità” differente rispetto allo status quo.
Come è accaduto ai grandi esploratori di ogni tempo, l’incognita lo ha sempre attratto più delle certezze acquisite perché la sua intuizione era il motivo primo di ogni passo.
Nella Milano degli anni Trenta l’ “oltre” fu sia un luogo primevo del tutto immaginato, fuori dalla storia, sia una espressione d’arte che allora egli intuì come possibilità ma che non riusciva ancora bene a mettere a fuoco. Un linguaggio che non avesse più a che vedere con la scultura intesa come celebrazione del volume e della gravità, né con la pittura, ma che sintetizzasse scultura e pittura, o prevedesse la sospensione di forme nell’aria, la luce e il movimento, fedele all’utopia dell’avanguardia. Quel sogno, inizialmente sondato nella scultura astratta, iniziò a profilarsi concretamente solo dopo la presa di coscienza di un “altro” tempo e di un “altro” spazio nel cosmo, durante il Secondo Conflitto mondiale e in Argentina, dove era di nuovo riparato. Qui, anche sulla base della divulgazione popolare delle teorie scientifiche di Einstein, prese a immaginare un’arte del futuro che avrebbe dovuto esprimere lo “spazio-tempo”. Non sapeva ancora in che modo, ma era sicuro che lui stesso avrebbe potuto portare l’arte su quella strada.
Il ritorno definitivo a Milano nel 1947 fu un’altra incognita della sua vita: a Buenos Aires, nonostante avesse un agognato “posto fisso”, due cattedre di insegnamento, e fosse un artista piuttosto riconosciuto, sentiva che non avrebbe potuto avere la libertà di sviluppare i suoi progetti.
Anche in questo caso fu l’intuizione a guidarlo. Gli amici milanesi si ricordavano dei suoi discorsi un po’ sconclusionati, al ritorno in Italia, di un’arte dello spazio-tempo che non sapeva ancora come si sarebbe concretizzata, parlava allora di proiezioni di forme colorate nel cielo.
Da una prospettiva realista, dominante nella Milano che curava le ferite della guerra, i suoi discorsi espressi in una lingua a metà tra il dialetto milanese, lo spagnolo e l’italiano, dovettero sembrare pr
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3.1 Monografia o trattato scientifico
Keywords:
Arte del XX Secolo; Storia dell'arte contemporanea; Lucio Fontana (1899-1968); biografia;
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